Lo sapete chi è Harry Potter – Parte II

Per leggere la prima parte di questo articolo clicca qui -> Lo sapete chi è Harry Potter? – Parte I

Del perché e del per come.

Questi pargoli non rimembrano non solo la lezione di storia, il teorema di geometria o la differenza tra congiuntivo e condizionale (e come si usa la “h” del verbo avere, e come si coniuga il verbo “to be” in inglese dopo 8 anni di studio della lingua e… vabbè, andiamo avanti!), dicevo: non solo non ricordano le nozioni scolastiche che magari possono risultare loro noiose e poco accattivanti, ma sono inclini a dimenticare perfino la trama di un film, il nome di un cartone animato con cui sono cresciuti, e qualsiasi pop star che hanno amato e poi fatto marcire nel dimenticatoio. (Ecco spiegato il motivo per cui alcune di queste “pop star” si riciclano, a volte in modo inquietante. Ogni riferimento a Miley Cyrus è puramente voluto!).

Ma perché questa tendenza a resettare la mente già in un’età così piccola?
Le cause di questa “demenza infantile” sono da ricercarsi, a mio avviso, nel loro nuovo modo di “essere bambini”.

Parlo alle vecchie generazioni: qual era il vostro massimo desiderio da piccoli? Il mio penso fosse avere una nuova barbie (o perlomeno un suo nuovo vestito) ogni qualvolta la vedessi al supermercato. Ebbene sì: giochi su giochi e poter vedere i cartoni fino a tardi. Massimo della tecnologia conosciuta? Un tamagotchi che decedeva periodicamente e prematuramente, un gameboy col gioco dei pokemon, una playstation (notate bene: “UNA”) e poco altro.

Ecco che poi a fare da bacchetta di grifondoro ci pensava un ramo ben levigato e privato di escrescenze, a far mangiare una bambola di plastica ci pensava la fantasia della sua “mammina” e non un infernale meccanismo di ingoio automatico.
Insomma, in poche parole: la fantasia aveva spazio per esercitarsi e con lei il pensiero poteva espandersi. Solo grazie all’allenamento costante il cervello è in grado di crescere e di creare connessioni tra ciò che apprende.

Tutto era vissuto con maggiore partecipazione emotiva e intellettiva.
Con questo non intendo dire che venisse celebrato il funerale a un tamagotchi ogni volta che il suddetto schiattava (sto parlando di emotività, non di feticismo!), eppure gli oggetti avevano per i bambini un maggior valore. Forse perché non c’era il negozio di cinesi dietro l’angolo pronto a rivenderti la stessa identica cosa magari a un prezzo anche minore!

Invece oggi tutto è transitorio, perfino gli averi e i giocattoli. Ma che dico “giocattoli”?
Ecco un’altra bella domanda per voi tutti: “Lo sapete chi sono (o chi erano) i giocattoli?

– No, bambino, non erano gli i-phone.

– Sbagliato, bambina, non era una cover leopardata per il tuo samsung.

– No, neanche uno shatoosh!

– Errato! Non si tratta di un film in 3D.

Del resto era Zeno Cosini (del romanzo di Svevo “La coscienza di Zeno”) ad affermare: “Le cose che non lasciano tracce e di cui nessuno ha memoria, non esistono.
E in effetti sembra che sia proprio così.

Quante bambine giocano ancora con le bambole? Forse da 0 a 3 anni. Sempre che non abbiano ormai la loro fabbrica di bambole interattiva sul tablet che hanno ricevuto per il battesimo.
E le care vecchie macchinine? E i soldatini? GTA e giochi di ruolo e di guerra hanno sostituito il genuino passatempo dei nostri avi (e forse di noi stessi).

Troppe cose oggigiorno monopolizzano l’attenzione e le energie psichiche dei più piccoli e dei più grandi: il modello nuovo di cellulare e le sue mirabolanti apps, What’s app, Instagram, Facebook, Twitter, il programma per modificare foto, il programma per far finta che le foto siano ritratti, il programma per fare filtri alle foto, il programma per far venire gli addominali alle foto, il programma per fare foto senza i soggetti, il programma per fare soggetti senza le foto.
Messaggini, notifiche ad ogni ora, auguri di compleanno da fare a sconosciuti, video messaggi e canzoni da cantare per finta.

Nel mentre che essi dimenticano il lessico base necessario per una pacifica convivenza tra individui, ecco che affiorano alle loro labbra parole mai udite: “Si sboccia”, “Scrausa”, “Fottesega”.
Invano vi affannerete a cercare suddetti termini sul dizionario. Invano ritroverete il loro significato tra qualche mese: dimenticati insieme a tutto il resto, buttati e “svalutati” insieme al vecchio modello di i-phone.

 

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