La solitudine dei numeri ultimi

La solitudine dei numeri ultimi.

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Salve a tutti,
mentre, come al solito, vagavo per i sentieri sconfinati della nullafacenz…ehm, del pensiero, e perscrutavo arcani anfratti della psiche umana, è sorto in me un malessere diffuso, dalle origini inspiegabili.
Pensavo che la mia persona 22enne ha, in questo periodo della sua vita, un’energia vitale notevole, salute fisica, relativo benessere, e che pure ciò non basta a fare di lei un individuo degno di nota.

Mi spiego meglio.
Ci sono a questo mondo diversi tipi di persone e, per quanto questa affermazione possa sembrare banale, è la premessa necessaria a ciò che voglio esprimere.
Di fatto, le generalizzazioni sono impossibili e controproducenti, ma forse non inutili in questo caso.

Astraendo al massimo un concetto più o meno generico, potremmo infatti affermare che al mondo esistono due tipi di persone: quelle felici e quelle infelici.
Ma ciò non sarebbe corretto, perché subito vediamo che una persona felice può a volte essere infelice, e viceversa, che a volte le persone felici fanno finta e in realtà sono tristi, e viceversa.

Allora diciamo piuttosto che ci sono altri due tipi di persone: quelle “dentro” e quelle “fuori“.
Cosa voglio dire? “Dentro” e “fuori” da cosa?
Dal “sistema vita”.

Le persone “dentro” al sistema vita sono quelle che accettano la loro esistenza con relativa serenità, adeguandosi alle mode, modulando le proprie idee sulle opinioni più in voga della massa o dei loro cantanti preferiti, quelle che amano abbracciare un ideale a tal punto da improntare tutte le proprie azioni su questo (strumentalizzandolo e personalizzandolo più o meno a seconda delle proprie necessità).
All’interno di questo gruppo potremmo trovare numerosi sottogruppi, tra i quali i maggiori sembrano essere quelli delle persone “dentro dentro” e delle persone “fuori dentro“.

Il significato di queste due etichette non è così oscuro come sembra: quelli “dentro dentro” sono coloro che manifestamente fanno parte della vita “in” e non esitano a mettere in mostra il loro essere alla moda, al passo coi tempi e con le tendenze.
Indossano gli abiti del momento, ascoltano la musica più in voga, fanno uso di tutti i social che i loro amici considerano “fighi” e frequentano i locali “giusti”.

Le persone “fuori dentro” sono invece quelle che vorrebbero idealmente collocarsi agli antipodi delle persone “dentro”. Le loro opinioni possono ridursi alla generale formula di “andare contro tendenza”.
Ecco allora che essi si atteggiano ad alternativi, ad emarginati, a ragazzi che non seguono le mode perché rivendicano la propria libertà di esprimersi.
Curioso però che questa presunta libertà trovi espressione in altrettanti cantanti di massa, tendenze transitorie ed emozioni preconfezionate.

In definitiva, anche la “diversità” finisce per essere tutta uguale. Tanti diversi tutti uguali proprio per il loro dichiararsi diversi. Tanti uguali tutti uguali per il loro dichiararsi “originali”.

Ebbene, questa era la rassegna delle persone “dentro”.

E allora chi sono le persone “fuori”?

Sono quelle che ogni mattina si alzano piene di energia e rimangono a esaurirsi lentamente per il resto della giornata, in un’autocombustione emotiva e fisica che rimarrà oscura ai più.

Sono quelle persone che si sentono sole anche in mezzo a una folla di gente, perché sanno che fondamentalmente ogni individuo è solo, unico, e porta con sé il suo fardello di pensieri, rimpianti, ricordi e paure.

Le persone “fuori” provano a bussare a quelle porte del “sistema vita” sempre chiuse per loro, o forse sempre aperte, ma che non riescono a colmare, con il loro accesso, l’ansia di autenticità che le tormenta, la loro ricerca di affetti sinceri, realizzazione, considerazione.

Esse, come Laurence, si chiedono “cosa hanno gli altri che io non ho?” e poi forse arrivano a chiedersi anche “cosa ho che gli altri non hanno?”, e sebbene si mascherino da tutti gli altri, indossino anche loro abiti “alla moda”, frequentino i locali giusti, provino a dire le scempiaggini che il mondo si aspetta da loro, lo si vede subito che sono “fuori”, che non appartengono a tutto questo.

O forse no, forse nessuno lo nota, e questa consapevolezza di finzione e compromesso è un tarlo che corrode solo le loro convinzioni, che tormenta i loro sonni e rende vani i loro ambiziosi slanci ad “emergere”.

A volte, le persone “fuori”, perdono le speranze ad entrare e diventano consapevoli della propria forza. Diventano fiere di sé e a capo alto continuano la strada per la vita vera, e non il sistema vita.

Ma io credo che quasi sempre queste persone si sentiranno tristi, abbandonate, sole. Potranno essere forse fieri, ma non felici, realizzati ma non visibili.
La più grande scontentezza deriva da loro stesse, e non potranno mai abbandonare -neanche volendo- neanche mai tradire quello che sono.

Soltanto potranno provare invidia, rimpianto, commiserazione, per se stessi e per tutti gli altri.

La solitudine dei numeri ultimi.


 

Alisia, an out girl

CREDITS: Foto by Elena Kalis

 

 

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